COMITATO GENITORI DELL’ ISISS
“VALLE SERIANA” GAZZANIGA(BG)
E-mail: comitatogenitori@isissvalleseriana.it
http://cogeisissgazzanigavalleseriana.blogspot.com/
GAZZANIGA, 07/04/2010
Ai Componenti del C.E. del CO.GE. A tutti i genitori dell’Istituto ISISS
Oggetto: Convocazione Assemblea
In data Giovedì 15 Aprile 2010 alle ore 20.30 presso l’ISISS è convocata l’assemblea del C.E. del Co.Ge. con il seguente ordine del giorno:
ORDINE DEL GIORNO:
1. Lettura ed approvazione verbale dell’assemblea precedente
2. Intervento della Dott.ssa Giovarruscio G. (Spazio C.I.C.)
3. Disponibilità dei Genitori per Attività dei LIBRI di Testo
4. Programmazione nuove attività per l’ anno 2009/10
5. Varie ed eventuali
Invitiamo tutti genitori interessati a partecipare a questo incontro di fondamentale importanza, per continuare le varie attività del Comitato.
Sottolineiamo inoltre che questa convocazione è stata trasmessa a tutti i genitori rappresentanti di classe, determinanti con la loro presenza.
Il segretario
Cornaro Marco
lunedì 5 aprile 2010
Corso sulla Costituzione al Secco Suardo
Ministero della Pubblica Istruzione
Istituto d'Istruzione Superiore Statale "Paolina Secco Suardo"
Via Angelo Maj, 8 - 24121 Bergamo
Tel. 035.239370 - Fax 035.239482
http:: //www.suardo.it - E-mail:info@suardo.it- C.F. 80029600162
Insegnare la Costituzione, il testo fondante del vivere civile del nostro paese, è compito che riguarda l'istituzione scolastica nel suo complesso, così come riguarda le singole discipline e i docenti delle stesse. Il percorso di formazione proposto dall'IMA SECCO SUARDO di Bergamo parte, appunto, dalla convinzione che l'insegnamento dei principi costituzionali possa rappresentare il fondamento degli statuti disciplinari. Abbiamo scelto perciò alcuni nodi del vivere civile spesso affrontati nei percorsi del nostro istituto, un Liceo delle Scienze Umane, per indagare come dal dettato del testo costituzionale essi siano stati tradotti nella legislazione della Repubblica. Il percorso è rivolto perciò non solo agli insegnanti di storia e di diritto, tradizionalmente depositari dell'insegnamento della Costituzione, ma a tutto il corpo docente.
Percorso di aggiornamento per docenti dell'IMA Secco Suardo
La Costituzione scritta, la Costituzione vissuta
Quattro incontri per conoscere alcuni dei percorsi di attuazione del dettato costituzionale.
Dal dettato costituzionale, alle leggi della repubblica che lo hanno tradotto; il rapporto tra il testo costituzionale e i processi di mutamento della società italiana
Venerdì 9 aprile 2010 dalle ore 15,00 alle ore 17,00
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali." Art.3
Il concetto di pari opportunità, il diritto all'accesso e al successo
Dott.ssa Anna Lorenzetti, Dottore di ricerca in Giurisprudenza, Università di Bergamo
Giovedì 15 aprile 2010 dalle ore 15,00 alle ore 17,00
"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" art. 29
Dall'introduzione del divorzio e dell'aborto, al nuovo diritto di famiglia. Dalla famiglia alle famiglie.
Stefano Rossi, avvocato, Cultore di diritto Costituzionale, Università di Bergamo
Giovedì 22 aprile 2010 dalle ore 15,00 alle ore 17,00
"L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro" art.1
Dallo statuto dei lavoratori, alle norme per la tutela della sicurezza, al precariato
Prof.ssa Alessandra Vincenti, Docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro, Università di Bergamo;
dott.ssa Anna Lorenzetti, Dottore di ricerca in Giurisprudenza, Università di Bergamo
Giovedì 29 aprile 2010 dalle ore 15,00 alle ore 17,00
"L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento" Art. 33
"La scuola è aperta a tutti." Art. 34
Dalla scuola media unica, all'innalzamento dell'obbligo, dalle scuole differenziate alla scuola dell'inclusione.
Prof. Silvio Troilo, Docente di Diritto Costituzionale, Università di Bergamo
Il corso è organizzato con il sostegno del Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione e con il patrocinio della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bergamo. Gli incontri si terranno presso la sede del Liceo Secco Suardo: via Angelo Maj, 8 - Bergamo.
La partecipazione agli incontri è libera ed aperta a tutti gli interessati
Istituto d'Istruzione Superiore Statale "Paolina Secco Suardo"
Via Angelo Maj, 8 - 24121 Bergamo
Tel. 035.239370 - Fax 035.239482
http:: //www.suardo.it - E-mail:info@suardo.it- C.F. 80029600162
Insegnare la Costituzione, il testo fondante del vivere civile del nostro paese, è compito che riguarda l'istituzione scolastica nel suo complesso, così come riguarda le singole discipline e i docenti delle stesse. Il percorso di formazione proposto dall'IMA SECCO SUARDO di Bergamo parte, appunto, dalla convinzione che l'insegnamento dei principi costituzionali possa rappresentare il fondamento degli statuti disciplinari. Abbiamo scelto perciò alcuni nodi del vivere civile spesso affrontati nei percorsi del nostro istituto, un Liceo delle Scienze Umane, per indagare come dal dettato del testo costituzionale essi siano stati tradotti nella legislazione della Repubblica. Il percorso è rivolto perciò non solo agli insegnanti di storia e di diritto, tradizionalmente depositari dell'insegnamento della Costituzione, ma a tutto il corpo docente.
Percorso di aggiornamento per docenti dell'IMA Secco Suardo
La Costituzione scritta, la Costituzione vissuta
Quattro incontri per conoscere alcuni dei percorsi di attuazione del dettato costituzionale.
Dal dettato costituzionale, alle leggi della repubblica che lo hanno tradotto; il rapporto tra il testo costituzionale e i processi di mutamento della società italiana
Venerdì 9 aprile 2010 dalle ore 15,00 alle ore 17,00
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali." Art.3
Il concetto di pari opportunità, il diritto all'accesso e al successo
Dott.ssa Anna Lorenzetti, Dottore di ricerca in Giurisprudenza, Università di Bergamo
Giovedì 15 aprile 2010 dalle ore 15,00 alle ore 17,00
"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" art. 29
Dall'introduzione del divorzio e dell'aborto, al nuovo diritto di famiglia. Dalla famiglia alle famiglie.
Stefano Rossi, avvocato, Cultore di diritto Costituzionale, Università di Bergamo
Giovedì 22 aprile 2010 dalle ore 15,00 alle ore 17,00
"L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro" art.1
Dallo statuto dei lavoratori, alle norme per la tutela della sicurezza, al precariato
Prof.ssa Alessandra Vincenti, Docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro, Università di Bergamo;
dott.ssa Anna Lorenzetti, Dottore di ricerca in Giurisprudenza, Università di Bergamo
Giovedì 29 aprile 2010 dalle ore 15,00 alle ore 17,00
"L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento" Art. 33
"La scuola è aperta a tutti." Art. 34
Dalla scuola media unica, all'innalzamento dell'obbligo, dalle scuole differenziate alla scuola dell'inclusione.
Prof. Silvio Troilo, Docente di Diritto Costituzionale, Università di Bergamo
Il corso è organizzato con il sostegno del Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione e con il patrocinio della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bergamo. Gli incontri si terranno presso la sede del Liceo Secco Suardo: via Angelo Maj, 8 - Bergamo.
La partecipazione agli incontri è libera ed aperta a tutti gli interessati
Oggetto: Convegno: Progetto “Piazza reale – Piazza virtuale”.
Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
Ufficio Scolastico Provinciale di Bergamo
Ufficio segreteria particolare
Via Pradello 12. 24121 Bergamo.
Tel. 035/284111. Fax 035/242974. E-mail:usp.bg@istruzione.it
Prot. N. 41032/c27a Bergamo, 22 marzo 2010
Alla c.a.
• Dirigenti Scolastici
• Docenti
• Studenti rappresentanti in Consulta provinciale Studentesca e in Consiglio di Istituto
• Associazioni di rappresentanza dei genitori nella scuola
• Presidenti dei Consigli di Istituto e dei Comitati dei genitori scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado
Oggetto: Convegno: Progetto “Piazza reale – Piazza virtuale”.
Gentili Signore, Egregi Signori,
l’Ufficio Scolastico Provinciale di Bergamo, in collaborazione con il Medas (Movimento Educativo Diritto allo Studio), l’Università di Bergamo - Facoltà di Scienze della Formazione - l’ASL di Bergamo, l’Ufficio Giovani del Comune di Bergamo, la Piazza del Patronato San Vincenzo, l’associazione dei genitori Coor.Co.Ge., la Fondazione Bergamo nella Storia ha avviato e concluso una ricerca sulle modalità di comunicazione e aggregazione giovanile che ha chiamato “Piazza reale – Piazza virtuale”, con la quale sono stati indagati i luoghi, i modi e i tempi che contraddistinguono lo stare insieme dei nostri ragazzi.
Attraverso varie modalità di indagine qualitative e quantitative circa 4000 persone, fra adolescenti e adulti, sono state a vario titolo intervistate per cercare di trovare una risposta ad alcune domande di fondo della ricerca: esiste, per l’adolescente, una dicotomia tra la piazza virtuale (luoghi, stili, forme di comunicazione e quindi costruzione di relazioni) e la piazza reale? Piazza reale e piazza virtuale sono poste su piani paralleli, si intersecano o sono contigue? Quali comunicazioni e relazioni si costruiscono nelle due piazze? Quali rischi si incontrano?
I dati raccolti, opportunamente elaborati dagli esperti universitari, e le conseguenti riflessioni che hanno coinvolto gli attori della ricerca (studenti, genitori ed insegnanti) sono stati raccolti in un volume e saranno messi a disposizione delle scuole e del territorio in un Convegno di studi che si terrà
Venerdì 16 aprile 2010
presso l’Università di Bergamo, sede di S. Agostino
con il seguente programma
Ore 14.30 - Registrazione dei partecipanti
Ore 15.00 – Saluti: L. Roffia (Dirigente USP Bergamo) e I. Lizzola (Preside Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Bergamo )
Introduce M. Jacono Quarantino (Medas): “I perché della ricerca”
Coordina M. Lazzari (Università degli studi di Bergamo)
Interventi
Consulta Provinciale Studentesca
“Per dire a una ragazza le cose che scrivo via email,
devo essere completamente fuori”
M. Lazzari (Università degli studi di Bergamo)
“La comunicazione degli adolescenti in piazza reale e in piazza virtuale:
i dati del questionario”
M. Gelfi, S. Agazzi, L. Corna (Fondazione Bergamo nella storia- Museo storico Bergamo):
“La facciamo diventare nostra casa. La piazza a Bergamo tra pubblico e privato”
L. Poli (Coor.Co.Ge),
Prove di cambiamento: adolescenti e comunicazione in famiglia"
G. Gualdi (Patronato S. Vincenzo Bergamo)
Una piazza particolare: la piazza del Patronato
Ore 17.30 Conclusioni
Sono certo che da questo incontro, al quale Vi invito a partecipare, potranno venire indicazioni e riflessioni utili ai dirigenti, ai docenti, alle famiglie e ai ragazzi stessi per capire con maggiore consapevolezza il mondo giovanile e per migliorare le modalità di relazione e comunicazione con i propri studenti e i propri figli.
Chiedo pertanto ai Sigg. Dirigenti Scolastici – che invito personalmente a partecipare - la massima collaborazione per la diffusione delle presente comunicazione al fine di consentire la presenza di docenti, rappresentanti degli studenti e dei genitori delle loro scuole.
Gli interessati sono pregati di inviare la scheda allegata entro il giorno 9 aprile 2010 alla attenzione del Prof. G. Lanzi (lanzi@istruzione.bergamo.it, fax 035/242974), o della Dr.ssa S. Agazzi (museostorico.educazione@bergamoestoria.it).
Ai partecipanti verrà distribuita una copia del volume “Adolescenti tra Piazza reale e Piazza virtuale”.
La documentazione allegata è reperibile anche sui siti:
• http://www.istruzione.bergamo.it
• http://www.medasonlus.org/
• http://www.unibg.it/piazze
• http://www.bergamoestoria.it
Considerata l’ importanza e l’attualità dell’argomento affrontato nel Convegno, confido nella fattiva collaborazione dei Dirigenti e nella presenza di docenti, studenti e genitori.
Ringraziando per l’attenzione, invio i miei più cordiali saluti.
Il Dirigente
Prof. Luigi Roffia
Responsabile del procedimento: Giorgio Lanzi - Tel. 035 284211/Fax 035 242974 –
e mail: lanzi@istruzione.bergamo.it. www.consultastudenti.bg.it – www.istruzione.bergamo.it
Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
Ufficio Scolastico Provinciale di Bergamo
Ufficio segreteria particolare
Via Pradello 12. 24121 Bergamo.
Tel. 035/284111. Fax 035/242974. E-mail:usp.bg@istruzione.it
SCHEDA DI ISCRIZIONE
”Piazza reale, piazza virtuale”
Convegno di Studi – Bergamo, 16 aprile 2010
(da restituire via fax 035/242974 o mail lanzi@istruzione.bergamo.it, museostorico.educazione@bergamoestoria.it entro il giorno 9 aprile 2010)
Nome _____________________________________________________
Cognome _________________________________________________
Istituto ___________________________________________________
□ Dirigente
□ Docente
□ Genitore
□ Studente
E-mail _________________________________________ Telefono ____________________________
Firma
__________________________
__________________________ , _____________ 2010
Ufficio Scolastico Provinciale di Bergamo
Ufficio segreteria particolare
Via Pradello 12. 24121 Bergamo.
Tel. 035/284111. Fax 035/242974. E-mail:usp.bg@istruzione.it
Prot. N. 41032/c27a Bergamo, 22 marzo 2010
Alla c.a.
• Dirigenti Scolastici
• Docenti
• Studenti rappresentanti in Consulta provinciale Studentesca e in Consiglio di Istituto
• Associazioni di rappresentanza dei genitori nella scuola
• Presidenti dei Consigli di Istituto e dei Comitati dei genitori scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado
Oggetto: Convegno: Progetto “Piazza reale – Piazza virtuale”.
Gentili Signore, Egregi Signori,
l’Ufficio Scolastico Provinciale di Bergamo, in collaborazione con il Medas (Movimento Educativo Diritto allo Studio), l’Università di Bergamo - Facoltà di Scienze della Formazione - l’ASL di Bergamo, l’Ufficio Giovani del Comune di Bergamo, la Piazza del Patronato San Vincenzo, l’associazione dei genitori Coor.Co.Ge., la Fondazione Bergamo nella Storia ha avviato e concluso una ricerca sulle modalità di comunicazione e aggregazione giovanile che ha chiamato “Piazza reale – Piazza virtuale”, con la quale sono stati indagati i luoghi, i modi e i tempi che contraddistinguono lo stare insieme dei nostri ragazzi.
Attraverso varie modalità di indagine qualitative e quantitative circa 4000 persone, fra adolescenti e adulti, sono state a vario titolo intervistate per cercare di trovare una risposta ad alcune domande di fondo della ricerca: esiste, per l’adolescente, una dicotomia tra la piazza virtuale (luoghi, stili, forme di comunicazione e quindi costruzione di relazioni) e la piazza reale? Piazza reale e piazza virtuale sono poste su piani paralleli, si intersecano o sono contigue? Quali comunicazioni e relazioni si costruiscono nelle due piazze? Quali rischi si incontrano?
I dati raccolti, opportunamente elaborati dagli esperti universitari, e le conseguenti riflessioni che hanno coinvolto gli attori della ricerca (studenti, genitori ed insegnanti) sono stati raccolti in un volume e saranno messi a disposizione delle scuole e del territorio in un Convegno di studi che si terrà
Venerdì 16 aprile 2010
presso l’Università di Bergamo, sede di S. Agostino
con il seguente programma
Ore 14.30 - Registrazione dei partecipanti
Ore 15.00 – Saluti: L. Roffia (Dirigente USP Bergamo) e I. Lizzola (Preside Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Bergamo )
Introduce M. Jacono Quarantino (Medas): “I perché della ricerca”
Coordina M. Lazzari (Università degli studi di Bergamo)
Interventi
Consulta Provinciale Studentesca
“Per dire a una ragazza le cose che scrivo via email,
devo essere completamente fuori”
M. Lazzari (Università degli studi di Bergamo)
“La comunicazione degli adolescenti in piazza reale e in piazza virtuale:
i dati del questionario”
M. Gelfi, S. Agazzi, L. Corna (Fondazione Bergamo nella storia- Museo storico Bergamo):
“La facciamo diventare nostra casa. La piazza a Bergamo tra pubblico e privato”
L. Poli (Coor.Co.Ge),
Prove di cambiamento: adolescenti e comunicazione in famiglia"
G. Gualdi (Patronato S. Vincenzo Bergamo)
Una piazza particolare: la piazza del Patronato
Ore 17.30 Conclusioni
Sono certo che da questo incontro, al quale Vi invito a partecipare, potranno venire indicazioni e riflessioni utili ai dirigenti, ai docenti, alle famiglie e ai ragazzi stessi per capire con maggiore consapevolezza il mondo giovanile e per migliorare le modalità di relazione e comunicazione con i propri studenti e i propri figli.
Chiedo pertanto ai Sigg. Dirigenti Scolastici – che invito personalmente a partecipare - la massima collaborazione per la diffusione delle presente comunicazione al fine di consentire la presenza di docenti, rappresentanti degli studenti e dei genitori delle loro scuole.
Gli interessati sono pregati di inviare la scheda allegata entro il giorno 9 aprile 2010 alla attenzione del Prof. G. Lanzi (lanzi@istruzione.bergamo.it, fax 035/242974), o della Dr.ssa S. Agazzi (museostorico.educazione@bergamoestoria.it).
Ai partecipanti verrà distribuita una copia del volume “Adolescenti tra Piazza reale e Piazza virtuale”.
La documentazione allegata è reperibile anche sui siti:
• http://www.istruzione.bergamo.it
• http://www.medasonlus.org/
• http://www.unibg.it/piazze
• http://www.bergamoestoria.it
Considerata l’ importanza e l’attualità dell’argomento affrontato nel Convegno, confido nella fattiva collaborazione dei Dirigenti e nella presenza di docenti, studenti e genitori.
Ringraziando per l’attenzione, invio i miei più cordiali saluti.
Il Dirigente
Prof. Luigi Roffia
Responsabile del procedimento: Giorgio Lanzi - Tel. 035 284211/Fax 035 242974 –
e mail: lanzi@istruzione.bergamo.it. www.consultastudenti.bg.it – www.istruzione.bergamo.it
Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
Ufficio Scolastico Provinciale di Bergamo
Ufficio segreteria particolare
Via Pradello 12. 24121 Bergamo.
Tel. 035/284111. Fax 035/242974. E-mail:usp.bg@istruzione.it
SCHEDA DI ISCRIZIONE
”Piazza reale, piazza virtuale”
Convegno di Studi – Bergamo, 16 aprile 2010
(da restituire via fax 035/242974 o mail lanzi@istruzione.bergamo.it, museostorico.educazione@bergamoestoria.it entro il giorno 9 aprile 2010)
Nome _____________________________________________________
Cognome _________________________________________________
Istituto ___________________________________________________
□ Dirigente
□ Docente
□ Genitore
□ Studente
E-mail _________________________________________ Telefono ____________________________
Firma
__________________________
__________________________ , _____________ 2010
Corso di INFORMATICA al PESENTI
Segnalo che presso l'Istituto Pesenti sono aperte le iscrizionI a tutti gli interessati di un corso di informatica E-CITIZEN.E' CITIZEN è il nuovo programma di formazione rivolto a tutti i cittadini, indipendentemente dallo loro età e dal loro livello di istruzione, per aiutarli ad usufruire dei servizi internet. E-CITIZEN è sviluppato dalla EUROPEAN COMPUTER DRIVING LICENSE FOUNDATION (ECDL-F)
Il programma si articola in tre parti:
Conoscenza di base, le nozioni indispensabili per operare sul computer, effettuare il collegamento a internet e usare la posta elettronica;
Ricerca di informazioni, per rendere disponibili in modo appropriato le informazioni dopo averle ricercate su internet conoscendo le misure di sicurezza da adottare nella navigazione in rete ;
Accesso ai servizi in rete, per tarre beneficio dai servizi disponibili su internet, ad esempio fare acquisti e prenotazioni o eseguire operazioni di banca, senza spostarsi da casa.
Il test di certificazione finale prevede 36 domande alle quali rispondere in 60 minuti di tempo.
Se qualcuno è interessato ci sono ancora dei posti liberi e i costi sono molto contenuti.
Auguri di Buona Pasqua.
Il programma si articola in tre parti:
Conoscenza di base, le nozioni indispensabili per operare sul computer, effettuare il collegamento a internet e usare la posta elettronica;
Ricerca di informazioni, per rendere disponibili in modo appropriato le informazioni dopo averle ricercate su internet conoscendo le misure di sicurezza da adottare nella navigazione in rete ;
Accesso ai servizi in rete, per tarre beneficio dai servizi disponibili su internet, ad esempio fare acquisti e prenotazioni o eseguire operazioni di banca, senza spostarsi da casa.
Il test di certificazione finale prevede 36 domande alle quali rispondere in 60 minuti di tempo.
Se qualcuno è interessato ci sono ancora dei posti liberi e i costi sono molto contenuti.
Auguri di Buona Pasqua.
martedì 16 marzo 2010
L'eccezione e la regola, Consultorio Familiare Scarpellini
All’interno del ciclo d’incontri formativi del mercoledì “Crescere insieme …” (Genitori si diventa. Proposte per genitori che non rinunciano a educare) il Consultorio Familiare Scarpellini di Bergamo propone un incontro di confronto con Valeria Perego Psicologa e Formatrice presso il Consultorio Familiare Scarpellini di Bergamo sul tema:
L’eccezione e la regola.
L’equilibrio del potere tra genitori e figli.
Bambini che non dormono, non mangiano, gridano senza motivo, vogliono solo gelati e patatine, sfrattano i genitori dal loro letto: perché è così difficile essere genitori? E perché i bambini sembrano fare sempre il contrario di quello che ci si aspetta da loro?
mercoledì 17 marzo 2010 ore 20.45
CONSULTORIO FAMILIARE “C. Scarpellini”
via Conventino, 8 – Bergamo
tel. 035.4598350 info@consultoriofamiliarebg.it
La partecipazione agli incontri è aperta fino ad esaurimento disponibilità ed è gratuita.
In allegato trovate il volantino in pdf dell’incontro e di quello successivo sull’emozione della rabbia (mercoledì 24 marzo).
Il prossimo incontro per quanti intendono fare del volontariato per il Consultorio sarà lunedì 22 marzo alle ore 20.45.
Chiediamo cortesemente di promuovere l’importante iniziativa al fine di poter essere d’aiuto in modo efficace a quanti desiderano condividere e conoscere aspetti della vita personale e familiare.
Grazie per la collaborazione.
Il Direttore del Consultorio Familiare C. Scarpellini
dott. Bruno Vedovati
Il suo indirizzo e-mail è stato individuato da siti web o elenchi pubblici, nessuna informazione relativa alla sua privacy è nota allo scrivente. Per la cancellazione dalla mailing list del Consultorio basta inviare una e-mail a bvedovati@consultoriofamiliarebg.it, indicando esplicitamente la richiesta di cancellazione.
L’eccezione e la regola.
L’equilibrio del potere tra genitori e figli.
Bambini che non dormono, non mangiano, gridano senza motivo, vogliono solo gelati e patatine, sfrattano i genitori dal loro letto: perché è così difficile essere genitori? E perché i bambini sembrano fare sempre il contrario di quello che ci si aspetta da loro?
mercoledì 17 marzo 2010 ore 20.45
CONSULTORIO FAMILIARE “C. Scarpellini”
via Conventino, 8 – Bergamo
tel. 035.4598350 info@consultoriofamiliarebg.it
La partecipazione agli incontri è aperta fino ad esaurimento disponibilità ed è gratuita.
In allegato trovate il volantino in pdf dell’incontro e di quello successivo sull’emozione della rabbia (mercoledì 24 marzo).
Il prossimo incontro per quanti intendono fare del volontariato per il Consultorio sarà lunedì 22 marzo alle ore 20.45.
Chiediamo cortesemente di promuovere l’importante iniziativa al fine di poter essere d’aiuto in modo efficace a quanti desiderano condividere e conoscere aspetti della vita personale e familiare.
Grazie per la collaborazione.
Il Direttore del Consultorio Familiare C. Scarpellini
dott. Bruno Vedovati
Il suo indirizzo e-mail è stato individuato da siti web o elenchi pubblici, nessuna informazione relativa alla sua privacy è nota allo scrivente. Per la cancellazione dalla mailing list del Consultorio basta inviare una e-mail a bvedovati@consultoriofamiliarebg.it, indicando esplicitamente la richiesta di cancellazione.
Centralità dello Studente
Lectio Magistralis del prof. Lizzola
“Centralità dello Studente”
Il fatto scolastico è caratterizzato dall’incontro fra generazioni, in cui i ragazzi e le ragazze guardano all’adulto con fiducia rispetto alle promesse di cura che avvertono su di sé fin da piccoli. Questo fatto spesso rimane sullo sfondo quando la scuola diventa istituzione.
Il rapporto fra le generazioni oggi è complesso e questo non è al centro del dibattito intorno alla scuola. Tuttavia noi abbiamo la responsabilità di far crescere una generazione oggi accompagnata dalla fragilità e dall’incertezza: il luogo-scuola deve rendere significativo l’incontro adulti-bambini e costruirsi intorno ad esso. Solo successivamente diventano importanti metodi, didattiche, organizzazioni oppure noi rischiamo di darci una scuola estremamente strutturata ma pochissimo significativa.
Questo rapporto ci obbliga a ripensarci e ridisegnarci anche come adulti disposti a mettersi in discussione, a giocarsi la propria credibilità, a esporsi con i loro saperi, i loro approcci alla realtà ed i loro linguaggi per consentire nuovi inizi. Non c’è “trasmissione” ma consegna, testimonianza di ciò che è l’adulto, disposto ad essere criticato, accolto, parzialmente accolto, cambiato, dentro una elaborazione personale che è nuovo inizio e nuovo sapere, nuovo significato e nuovo futuro.
Gran parte delle ricerche soprattutto sugli adolescenti caratterizzano la scuola o come luogo di riconoscimento o come luogo di abbandono, anche precoce.
L’incontro avviene mediante il riconoscimento della diversità generazionale, di pensiero, di linguaggio e di relazione con il tempo da parte di un mondo adulto che stabilisce un incontro impegnativo con i ragazzi, che non prescrive ma avvia, mostra la strada.
Ogni strada poi non potrà che essere originale, diversa da quella che l’adulto ha percorso, andare oltre l’adulto stesso.
L’adulto è significativo perché racconta di esperienze, di saperi e competenze, di oggetti culturali che sono di un altro tempo, diverso da quello dell’alunno e che vengono consegnati perchè egli possa vivere nel suo tempo in modo attivo, reinterpretando esperienze, saperi e competenze in un confronto interessante.
L’adulto è motivante se ha un’attesa positiva sull’alunno, se si aspetta e sa che l’alunno si avvierà su un percorso suo, che prenderà in mano il mondo, che vedrà gli altri, che guarderà le responsabilità delle tecniche e dei saperi verso il mondo e le persone.
Le discipline sono quindi l’interessante risultato di una storia costruita per leggere la realtà, per cambiarla, per innovare e inventare, per rispondere all’umanità, e l’alunno è atteso come nuovo protagonista a continuare la storia del mondo.
Che esperienza del tempo fanno i ragazzi e le ragazze oggi a scuola?
Quale cooperazione e ricerca di positiva soluzione a situazioni viene realizzata?
Come vivono la relazione fra il proprio tempo di vita ed il tempo del mondo? Come la trasformano in “storia” e narrazione?
Alcune ricerche fra i ragazzi delle scuole professionali, tecniche e dell’apprendistato hanno raccolto racconti delle loro storie tra passato, presente e proiezione del futuro fatte di fotogrammi sequenziali e identità diverse in ambienti diversi, quasi mai raccontate in termini evolutivi, di storia, di senso del tempo, di progetto anche responsabile. A volte ragazzi di 15-18 anni si raccontano già come un fallimento, dentro un destino negativo. Come incrociare e riprovocare queste storie, o quanto meno ascoltarle? La scuola può quanto meno essere il luogo che ascolta! Una storia dentro il proprio tempo di vita comporta di dover scegliere, di dover lasciare andare, di individuare a cosa si è chiamati, nella responsabilità, nell’incontro con altri, attraverso le proprie capacità e competenze. Vivere il proprio tempo comporterà essere se stessi dando rilievo alla qualità del proprio vivere, non solo al raggiungimento dei risultati, al gusto di dare inizio alle cose più che nel prenderle, è l’avventura di essere uomini e donne nel tempo della propria vita: la nascita e la morte, l’amore, il corpo, il desiderio di fare e creare, i cambiamenti…
Se incontri gli adolescenti in questo modo e li incontri attraverso le discipline, quelle stesse discipline diventano ricerca per sé, terreno di crescita per gli studenti. Crescita che dipende dal tempo dell’incontro fra adulti e studenti, dal tempo della conoscenza, dal rapporto con il proprio tempo.
Mai come oggi i bambini, gli adolescenti che sono nelle nostre classi portano elementi di storie, esperienze evolutive, esperienze affettive, responsabilità, saperi e linguaggi, mondi simbolici diversissimi che si costruiscono fuori dalla scuola, non solo tra i nati in continenti e paesi diversi ma anche tra i figli di chi vive nel territorio da generazioni.
Cosa può fare la scuola? Non certo omogeneizzare i punti di partenza: si parte da lì!
Crescendo gli alunni continueranno a portare cose nuove, inedite, accumulate nelle esperienze diverse fuori dalla scuola. Su questo fronte la scuola conta meno. Però continua a contare –e forse per questo val la pena di avere la scuola- perché solo la scuola può far incontrare realmente tutte queste diversità, come spaccato sociale REALE delle diverse infanzie e adolescenze, grazie agli oggetti culturali che la scuola propone e sui quali chiama a lavorare loro. Certo i contenuti disciplinari sono percorsi che non sono più fini in sé, ma prendono valore perché raccontano incontri, tradizioni, domande, perchè interrogano e si confrontano con pensieri e tradizioni familiari per essere elaborati, riconosciuti e condivisi, consentono di scoprire i propri tragitti ed i tragitti degli altri, di costruire impegni, linguaggi, significati, simboli, strumenti comuni. Le differenze diventano allora ricchezza e significatività.
L’insegnante, l’adulto, agisce quindi di rimessa (anziché di trasmissione) per ricomporre, per non separare, per superare le frammentazioni ed i non riconoscimenti reciproci.
Consente di riscoprire la scuola come luogo dell’appartenenza comune di persone che abiteranno lo stesso futuro; luogo che dà gli strumenti per avvicinare la realtà e per disegnare il futuro insieme ad altri, luogo per disegnare le sfide.
Altrimenti i saperi a cosa servono?
Forse i ragazzi fuggono nel virtuale perché non si dà loro modo di esercitare un ruolo attivo con la realtà, da protagonisti che scoprono chi sono nel confronto
La scuola ha la possibilità di offrire tanti sentieri diversi per approssimarsi alla realtà. In sé non hanno grande valore: lo hanno se servono per approssimarsi alla realtà, se rendono esplicita l’esperienza umana che c’è dentro.
Il sapere non è addestramento, non è tecnica raffinata e linguaggio specialistico, non è esperienza cieca, è strada che consente un rapporto col tempo, con l’altro e la realtà, con l’etica e i valori, con le scelte.
Giocare di rimessa consente di incontrare i ragazzi con minore ansia, quell’ansia che prende gli insegnanti che si chiedono il senso di ciò che fanno, che cercano l’aggancio con i ragazzi: si deve pensare che ciò che si consegna ai ragazzi non è esaustivo, è al più significativo, orientativo, corrisponde a segnavia solidi, articolati e culturalmente profondi, fornisce strumenti perché i ragazzi stessi traccino la propria via. Si può concludere un programma e non aver inciso per niente sulla formazione della persona, si può svolgerlo parzialmente e aver dato significato
I programmi sono abbastanza flessibili per consentirci scelte di senso che costruiscano esperienze significative che strumentino i ragazzi a costruirsi percorsi loro.
Spesso sono gli stessi ragazzi che portano percorsi già parzialmente costruiti, se sanno che possono fidarsi a raccontarli. Possono essere messi in comune, ripresi e anche corretti se necessario. Perché questo avvenga devono essere creati i giusti contesti e relazioni in classe, così che il sapere entri, si sviluppi, si confronti, si elabori nel confronto con il sapere adulto e formalizzato.
L’esperienza educativa-didattica dell’insegnante deve essere oggetto di ricerca, personale e nel confronto con altri. Ripensare a ciò che si fa in pratica , alimentare continuamente l’esperienza formativa, riflettere sulla valutazione…le competenze riflessive degli adulti fanno la differenza. Mentre si fa è difficile ripensarsi. Non potendo contare su molte compresenze, per imparare a pensare e a guardarsi un po’ a distanza, forse è utile imparare a scrivere ciò che si fa; si rendono evidenti le sfumature, le differenze, le modalità, le variazioni, gli adattamenti di strategie per interagire con la classe, una messa a fuoco progressiva di ciò che si fa.
Compito della scuola è filtrare, ricomporre, disegnare in modo diacronico l’esperienza tra ciò che viene consegnato dalle generazioni passate e ciò che è sfida per il futuro e disegnare in modo sincronico le interazioni fra le culture e le convivenze. Lo può fare solo per esperienze parziali ma significative, che trasmettano il gusto e la fiducia che si possa fare attraverso la cultura, la scienza, la tecnica, la comunicazione un incontro responsabile tra uomini e donne che camminano verso il futuro. I racconti del passato e i saperi sono esempi di transizioni, di come uomini e donne hanno camminato nel loro tempo, hanno organizzato il loro vivere civile innovando in tanti modi diversi, di quali etiche e modelli hanno messo in campo. Essi incrociano il tempo e vanno verso il futuro.
Se si riesce a delle aperture di possibilità delle indicazioni ministeriali.
Ad esempio: personalizzazione dell’insegnamento. Posso operare individualizzando con una precoce selezione basata sulla differenziazione in base alle capacità personali dei bambini e delle bambine: rispetto il singolo, separato dall’altro, per livelli diversi. Oppure posso pensare che personalizzare significhi far interagire continuamente ragazze e ragazzi in una rete di relazioni che si crea in classe perché possano trovare la propria strada, diventare consapevoli delle proprie capacità e responsabilità muovere l’insegnamento così anche solo per 15 giorni, allora poi l’investimento nello studio avrà uno spessore diverso, non sarà più solo conoscenza che misura, ma una conoscenza che apprezza e che valuta, nel senso che dà valore.
Ma siamo liberi di fare scuola così? Siamo legittimati?Cosa dicono le circolari?
Gli insegnanti non debbono semplicemente “obbedire” a circolari ma possono fare scelte professionali rispetto al senso del fare scuola. Spesso già si insegna così perché le classi ti obbligano a ripensare il proprio quotidiano, la relazione, i contenuti, le didattiche. Si può approfittare, costruiscano la propria iniziativa.
Il recupero non lo faccio su tutto, per qualcuno rinforzo soprattutto ciò che hanno, così che possano giocarsi questi percorsi forti nelle scuole successive e soprattutto perché i ragazzi ottengono un rinforzo positivo rispetto al loro valore, non al disvalore che vivono facendo continuamente rinforzi e recuperi.
L’impegno è a rendere originale e significativa la storia di ogni classe che incontriamo: l’unica obbedienza dovuta è proprio ai ragazzi e alle ragazze che chiamiamo per nome e a cui possiamo dare riconoscimento o negazione.
Martedì 23 marzo ore 17,00
Sala Alabastro Centro Congressi Giovanni XXIII
Viale Papa Giovanni, 106 - Bergamo
Presentazione del libro di Ivo Lizzola
L’educazione nell’ombra
Educare e curare nella fragilità
Carocci Faber
Interviene Prof. Eugenio Borgna
Presiede e coordina Prof. Emilio Gattico
Sarà presente l’Autore
Ivo Lizzola è professore di Pedagogia sociale e di Pedagogia della Marginalità e della Devianza. Preside della Facoltà di Scienze della
Formazione dell’Università degli Studi di Bergamo, dirige il Centro di Ricerca Interdisciplinare Scienze Umane, Salute e Malattia.
Ha operato per anni nel campo delle politiche giovanili, della cura e della difficoltà esistenziale.
“Centralità dello Studente”
Il fatto scolastico è caratterizzato dall’incontro fra generazioni, in cui i ragazzi e le ragazze guardano all’adulto con fiducia rispetto alle promesse di cura che avvertono su di sé fin da piccoli. Questo fatto spesso rimane sullo sfondo quando la scuola diventa istituzione.
Il rapporto fra le generazioni oggi è complesso e questo non è al centro del dibattito intorno alla scuola. Tuttavia noi abbiamo la responsabilità di far crescere una generazione oggi accompagnata dalla fragilità e dall’incertezza: il luogo-scuola deve rendere significativo l’incontro adulti-bambini e costruirsi intorno ad esso. Solo successivamente diventano importanti metodi, didattiche, organizzazioni oppure noi rischiamo di darci una scuola estremamente strutturata ma pochissimo significativa.
Questo rapporto ci obbliga a ripensarci e ridisegnarci anche come adulti disposti a mettersi in discussione, a giocarsi la propria credibilità, a esporsi con i loro saperi, i loro approcci alla realtà ed i loro linguaggi per consentire nuovi inizi. Non c’è “trasmissione” ma consegna, testimonianza di ciò che è l’adulto, disposto ad essere criticato, accolto, parzialmente accolto, cambiato, dentro una elaborazione personale che è nuovo inizio e nuovo sapere, nuovo significato e nuovo futuro.
Gran parte delle ricerche soprattutto sugli adolescenti caratterizzano la scuola o come luogo di riconoscimento o come luogo di abbandono, anche precoce.
L’incontro avviene mediante il riconoscimento della diversità generazionale, di pensiero, di linguaggio e di relazione con il tempo da parte di un mondo adulto che stabilisce un incontro impegnativo con i ragazzi, che non prescrive ma avvia, mostra la strada.
Ogni strada poi non potrà che essere originale, diversa da quella che l’adulto ha percorso, andare oltre l’adulto stesso.
L’adulto è significativo perché racconta di esperienze, di saperi e competenze, di oggetti culturali che sono di un altro tempo, diverso da quello dell’alunno e che vengono consegnati perchè egli possa vivere nel suo tempo in modo attivo, reinterpretando esperienze, saperi e competenze in un confronto interessante.
L’adulto è motivante se ha un’attesa positiva sull’alunno, se si aspetta e sa che l’alunno si avvierà su un percorso suo, che prenderà in mano il mondo, che vedrà gli altri, che guarderà le responsabilità delle tecniche e dei saperi verso il mondo e le persone.
Le discipline sono quindi l’interessante risultato di una storia costruita per leggere la realtà, per cambiarla, per innovare e inventare, per rispondere all’umanità, e l’alunno è atteso come nuovo protagonista a continuare la storia del mondo.
Che esperienza del tempo fanno i ragazzi e le ragazze oggi a scuola?
Quale cooperazione e ricerca di positiva soluzione a situazioni viene realizzata?
Come vivono la relazione fra il proprio tempo di vita ed il tempo del mondo? Come la trasformano in “storia” e narrazione?
Alcune ricerche fra i ragazzi delle scuole professionali, tecniche e dell’apprendistato hanno raccolto racconti delle loro storie tra passato, presente e proiezione del futuro fatte di fotogrammi sequenziali e identità diverse in ambienti diversi, quasi mai raccontate in termini evolutivi, di storia, di senso del tempo, di progetto anche responsabile. A volte ragazzi di 15-18 anni si raccontano già come un fallimento, dentro un destino negativo. Come incrociare e riprovocare queste storie, o quanto meno ascoltarle? La scuola può quanto meno essere il luogo che ascolta! Una storia dentro il proprio tempo di vita comporta di dover scegliere, di dover lasciare andare, di individuare a cosa si è chiamati, nella responsabilità, nell’incontro con altri, attraverso le proprie capacità e competenze. Vivere il proprio tempo comporterà essere se stessi dando rilievo alla qualità del proprio vivere, non solo al raggiungimento dei risultati, al gusto di dare inizio alle cose più che nel prenderle, è l’avventura di essere uomini e donne nel tempo della propria vita: la nascita e la morte, l’amore, il corpo, il desiderio di fare e creare, i cambiamenti…
Se incontri gli adolescenti in questo modo e li incontri attraverso le discipline, quelle stesse discipline diventano ricerca per sé, terreno di crescita per gli studenti. Crescita che dipende dal tempo dell’incontro fra adulti e studenti, dal tempo della conoscenza, dal rapporto con il proprio tempo.
Mai come oggi i bambini, gli adolescenti che sono nelle nostre classi portano elementi di storie, esperienze evolutive, esperienze affettive, responsabilità, saperi e linguaggi, mondi simbolici diversissimi che si costruiscono fuori dalla scuola, non solo tra i nati in continenti e paesi diversi ma anche tra i figli di chi vive nel territorio da generazioni.
Cosa può fare la scuola? Non certo omogeneizzare i punti di partenza: si parte da lì!
Crescendo gli alunni continueranno a portare cose nuove, inedite, accumulate nelle esperienze diverse fuori dalla scuola. Su questo fronte la scuola conta meno. Però continua a contare –e forse per questo val la pena di avere la scuola- perché solo la scuola può far incontrare realmente tutte queste diversità, come spaccato sociale REALE delle diverse infanzie e adolescenze, grazie agli oggetti culturali che la scuola propone e sui quali chiama a lavorare loro. Certo i contenuti disciplinari sono percorsi che non sono più fini in sé, ma prendono valore perché raccontano incontri, tradizioni, domande, perchè interrogano e si confrontano con pensieri e tradizioni familiari per essere elaborati, riconosciuti e condivisi, consentono di scoprire i propri tragitti ed i tragitti degli altri, di costruire impegni, linguaggi, significati, simboli, strumenti comuni. Le differenze diventano allora ricchezza e significatività.
L’insegnante, l’adulto, agisce quindi di rimessa (anziché di trasmissione) per ricomporre, per non separare, per superare le frammentazioni ed i non riconoscimenti reciproci.
Consente di riscoprire la scuola come luogo dell’appartenenza comune di persone che abiteranno lo stesso futuro; luogo che dà gli strumenti per avvicinare la realtà e per disegnare il futuro insieme ad altri, luogo per disegnare le sfide.
Altrimenti i saperi a cosa servono?
Forse i ragazzi fuggono nel virtuale perché non si dà loro modo di esercitare un ruolo attivo con la realtà, da protagonisti che scoprono chi sono nel confronto
La scuola ha la possibilità di offrire tanti sentieri diversi per approssimarsi alla realtà. In sé non hanno grande valore: lo hanno se servono per approssimarsi alla realtà, se rendono esplicita l’esperienza umana che c’è dentro.
Il sapere non è addestramento, non è tecnica raffinata e linguaggio specialistico, non è esperienza cieca, è strada che consente un rapporto col tempo, con l’altro e la realtà, con l’etica e i valori, con le scelte.
Giocare di rimessa consente di incontrare i ragazzi con minore ansia, quell’ansia che prende gli insegnanti che si chiedono il senso di ciò che fanno, che cercano l’aggancio con i ragazzi: si deve pensare che ciò che si consegna ai ragazzi non è esaustivo, è al più significativo, orientativo, corrisponde a segnavia solidi, articolati e culturalmente profondi, fornisce strumenti perché i ragazzi stessi traccino la propria via. Si può concludere un programma e non aver inciso per niente sulla formazione della persona, si può svolgerlo parzialmente e aver dato significato
I programmi sono abbastanza flessibili per consentirci scelte di senso che costruiscano esperienze significative che strumentino i ragazzi a costruirsi percorsi loro.
Spesso sono gli stessi ragazzi che portano percorsi già parzialmente costruiti, se sanno che possono fidarsi a raccontarli. Possono essere messi in comune, ripresi e anche corretti se necessario. Perché questo avvenga devono essere creati i giusti contesti e relazioni in classe, così che il sapere entri, si sviluppi, si confronti, si elabori nel confronto con il sapere adulto e formalizzato.
L’esperienza educativa-didattica dell’insegnante deve essere oggetto di ricerca, personale e nel confronto con altri. Ripensare a ciò che si fa in pratica , alimentare continuamente l’esperienza formativa, riflettere sulla valutazione…le competenze riflessive degli adulti fanno la differenza. Mentre si fa è difficile ripensarsi. Non potendo contare su molte compresenze, per imparare a pensare e a guardarsi un po’ a distanza, forse è utile imparare a scrivere ciò che si fa; si rendono evidenti le sfumature, le differenze, le modalità, le variazioni, gli adattamenti di strategie per interagire con la classe, una messa a fuoco progressiva di ciò che si fa.
Compito della scuola è filtrare, ricomporre, disegnare in modo diacronico l’esperienza tra ciò che viene consegnato dalle generazioni passate e ciò che è sfida per il futuro e disegnare in modo sincronico le interazioni fra le culture e le convivenze. Lo può fare solo per esperienze parziali ma significative, che trasmettano il gusto e la fiducia che si possa fare attraverso la cultura, la scienza, la tecnica, la comunicazione un incontro responsabile tra uomini e donne che camminano verso il futuro. I racconti del passato e i saperi sono esempi di transizioni, di come uomini e donne hanno camminato nel loro tempo, hanno organizzato il loro vivere civile innovando in tanti modi diversi, di quali etiche e modelli hanno messo in campo. Essi incrociano il tempo e vanno verso il futuro.
Se si riesce a delle aperture di possibilità delle indicazioni ministeriali.
Ad esempio: personalizzazione dell’insegnamento. Posso operare individualizzando con una precoce selezione basata sulla differenziazione in base alle capacità personali dei bambini e delle bambine: rispetto il singolo, separato dall’altro, per livelli diversi. Oppure posso pensare che personalizzare significhi far interagire continuamente ragazze e ragazzi in una rete di relazioni che si crea in classe perché possano trovare la propria strada, diventare consapevoli delle proprie capacità e responsabilità muovere l’insegnamento così anche solo per 15 giorni, allora poi l’investimento nello studio avrà uno spessore diverso, non sarà più solo conoscenza che misura, ma una conoscenza che apprezza e che valuta, nel senso che dà valore.
Ma siamo liberi di fare scuola così? Siamo legittimati?Cosa dicono le circolari?
Gli insegnanti non debbono semplicemente “obbedire” a circolari ma possono fare scelte professionali rispetto al senso del fare scuola. Spesso già si insegna così perché le classi ti obbligano a ripensare il proprio quotidiano, la relazione, i contenuti, le didattiche. Si può approfittare, costruiscano la propria iniziativa.
Il recupero non lo faccio su tutto, per qualcuno rinforzo soprattutto ciò che hanno, così che possano giocarsi questi percorsi forti nelle scuole successive e soprattutto perché i ragazzi ottengono un rinforzo positivo rispetto al loro valore, non al disvalore che vivono facendo continuamente rinforzi e recuperi.
L’impegno è a rendere originale e significativa la storia di ogni classe che incontriamo: l’unica obbedienza dovuta è proprio ai ragazzi e alle ragazze che chiamiamo per nome e a cui possiamo dare riconoscimento o negazione.
Martedì 23 marzo ore 17,00
Sala Alabastro Centro Congressi Giovanni XXIII
Viale Papa Giovanni, 106 - Bergamo
Presentazione del libro di Ivo Lizzola
L’educazione nell’ombra
Educare e curare nella fragilità
Carocci Faber
Interviene Prof. Eugenio Borgna
Presiede e coordina Prof. Emilio Gattico
Sarà presente l’Autore
Ivo Lizzola è professore di Pedagogia sociale e di Pedagogia della Marginalità e della Devianza. Preside della Facoltà di Scienze della
Formazione dell’Università degli Studi di Bergamo, dirige il Centro di Ricerca Interdisciplinare Scienze Umane, Salute e Malattia.
Ha operato per anni nel campo delle politiche giovanili, della cura e della difficoltà esistenziale.
giovedì 11 marzo 2010
Bisogni educativi SPECIALI
Progetto I CARE – Seminario 3 marzo 2010
(un rendiconto parziale a cura della segreteria CoorCoGe, presente solo nel pomeriggio)
Il seminario ha documentato e testimoniato alcune esperienze fra reti di istituti che si sono occupati di integrazione e inclusione scolastica, a partire dal bisogno di lavorare meglio per i bambini/ragazzi con disabilità presenti nelle scuole.
Il lavoro si è sviluppato in ogni rete a partire da momenti di autoanalisi severa e continua (riflessione: a che punto siamo, cosa intendiamo migliorare; ricerca e studio: quali teorie, quali strumenti coerenti abbiamo a disposizione o impariamo ad utilizzare, co-costruzione di significati per comprendere cosa frena –mentalità, cultura, preconcetti, difficoltà metodologiche- o promuove l’inclusione come processo continuo che rispetta le differenze di modi, stili, visioni, capacità e opportunità per rimuovere gli ostacoli alla partecipazione, alla cittadinanza, alla formazione, all’apprendimento da parte di tutti; azione: sperimentazione e realizzazione di percorsi didattici; monitoraggio e verifica: diario di bordo, documentazione del dibattito sul Forum, archivio dei materiali prodotti, confronto nell’istituto e tra istituti…)
Qui si riprendono riflessioni su tre temi, valide per ogni realtà:
- la didattica inclusiva (Capofila: IC Verdellino, IC Suisio)
- il modello ICF (IS Pesenti (capofila), IS Galli, IPSSAR Nembro, IC Alzano Lomb, IC Gorlago)
- la lavagna multimediale (LIM) (capofila: IC Fara)
La didattica inclusiva
È una metodologia didattica che parte dal presupposto che ogni bambino/ragazzo ha delle sue specifiche caratteristiche, ognuno ha una sua speciale normalità che necessita di un’attenzione altrettanto speciale e specifica.
Si basa fondamentalmente sul metodo dell’apprendimento cooperativo (cooperative learning) ed utilizza principalmente il lavoro di gruppo per rendere più agevole e fruttuoso il processo di apprendimento: gli insegnanti promuovono un habitus mentale che costruisce nella classe legami, relazioni, solidarietà, prestazioni finalizzati ad un compito, uno scopo, una meta comune.
Le competenze sociali non vengono auspicate ma esplicitate e valorizzate, messe in gioco. I gruppi non sono spontanei, ma ognuno all’interno dei diversi compiti e in diversi momenti prova ruoli diversi e viene valorizzato. In questa attività si perde la lezione frontale, o si riduce all’essenziale, utilizzando la risorsa alunni/compagni per tenere insieme “le” normalità per fare insieme qualcosa (ed in questo modo apprendere) aiutandosi reciprocamente. Bambini e ragazzi sono tendenzialmente motivati all’aiuto reciproco, tra pari (pensiamo alla peer education)
La valutazione è personale e del gruppo, diventa in gran parte autovalutazione.
Gli insegnanti che l’hanno sperimentata hanno rilevato migliori risultati sociali e di apprendimento ed un legame affettivo/motivazionale nei rapporti fra alunni e fra insegnanti e classe. Per gli alunni più fragili o i disabili –anche gravi- il successo principale riguarda l’essere nei pensieri degli adulti e dei compagni, essere pensati con un’attesa positiva, dove sono coinvolte le capacità di tutti e migliora considerevolmente l’autostima, cala l’ansia da prestazione e si vive in un clima di cooperazione, non di competitività, che sostiene l’apprendimento.
L’impatto sugli insegnanti (in particolare della scuola media?) è destabilizzante rispetto alla sicurezza della lezione frontale:
- non ho tutto in mano, non ho il controllo totale della situazione
- non insegno, ma favorisco processi per l’apprendimento
- devo pensare prima, a tutti, non solo alla “media”
- devo esplicitare i comportamenti degli alunni e pensarli prima
- devo fare i conti con linguaggi inattesi e cogliere le diversità come ricchezza
- devo cambiare spesso dentro una situazione fluida
È un metodo che si impara facendolo. Lo si sceglie in base all’idea pedagogica e valoriale di persona.
Infatti ogni insegnante ed ogni scuola può scegliere fra due sistemi educativi:
1. personalizzare attraverso l’inclusione, tenendo dentro le differenti normalità, valorizzando le capacità di apprendimento e sociali. Il contesto ed il clima sono favorevoli all’apprendimento e alle competenze sociali
2. personalizzare rispetto alle eccellenze, “separando” per differenze (gruppi di livello, lavoro individuale, portar fuori dalla classe, …). L’accento è sull’insegnamento
(Il primo modo è ben rappresentato da questo aneddoto, raccontato da un papà: M…. è un ragazzino insicuro che rischia di avere l’autostima sotto i piedi, anche perché fatica a reggere il peso di tanti studi disciplinari, ora che è arrivato alla scuola media. È iscritto ad una squadra di basket ma non è molto soddisfatto. È in squadra ma non è ancora riuscito a segnare un canestro.
Cosa fa l’allenatore? Lo lascia in panchina?No, riunisce la squadra e dice: “Ragazzi, oggi M……. deve fare canestro. Date tutte le palle a lui”
Il primo canestro è stato una festa per tutti e ne sono seguiti molti altri. Forse Marcello non si ritiene del tutto incapace. Forse anche a scuola ci sarà una squadra a tirarlo dentro
Il secondo modello invece dice: vai in un’altra pista, la tua macchinina mi rallenta)
Il modello ICF (international classification of functioning, disability and health –children and youth: classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute di giovani e bambini)
Uno strumento per tutti, non solo per i disabili
È stato ideato per uscire da una visione di “certificazione” puramente medica e diagnostica delle disabilità, per aiutare a costruire “una narrazione” completa e sistematica di tutte le componenti la persona, fisiche psichiche comportamentali e sociali in relazione con i contesti di vita e con una visione pedagogica/educativa, non solo di diagnosi funzionale.
Gli insegnanti della rete che l’hanno utilizzato
- si sono resi conto che è uno strumento che aiuta a leggere i bisogni e le potenzialità degli studenti con disabilità, ma anche di tanti ragazzi che incrociano l’area del disagio e dello svantaggio non certificato (la normalità è relativa, ognuno ha bisogni educativi speciali)
- possono avere un profilo dei singoli e della classe, anche nei ruoli sociali e di partecipazione. È una conoscenza del contesto e dei contesti che costituiscono la base per la formazione
- leggono la Salute come benessere che connette diversi aspetti del funzionamento di una persona
- rendono espliciti i contesti, le risorse, le Speciali Normalità da mettere in campo, valorizzandole attraverso una progettazione condivisa dell’azione educativa e didattica, mirata ai bisogni.
- -modificano aspetti organizzativi (formazione classi, assegnazione docenti, utilizzo spazi, scelta attrezzature…) e metodologici (educazione fra pari, apprendimento cooperativo, tutoraggio, assegnazione di compiti/problemi, attività laboratoriali,… da utilizzare in modo continuativo)
- sono consapevoli che le situazioni interattive, che tengono conto di aspetti socio-affettivi ed emotivo-relazionali, facilitano l’apprendimento
- notano che il coinvolgimento dei compagni e dei genitori costruisce vicinanza e solidarietà spontanea
L’approccio è nuovo e chiede un cambiamento di mentalità non semplice, ma la rete fra insegnanti e fra scuole sostiene la formazione, lo scambio, la ricerca e la riflessione sulla realizzazione.
Avvertenza: non utilizzare il modello ICF per descrivere una a una le foglie di un albero, perdendo di vista l’insieme, il racconto dell’albero e l’albero nella sua globalità
Dario Ianes, Bisogni educativi Speciali e inclusione –Erickson Trento
Vanessa Macchia – Università di Bolzano
Un bambino o un ragazzo con Bisogni Educativi Speciali è quello che:
“ha una difficoltà di apprendimento che richiede interventi di educazione speciale”.
Nei Bisogni Educativi Speciali…
“…si trovano difficoltà di apprendimento generali e specifiche, difficoltà comportamentali, emozionali e sociali, difficoltà di comunicazione e di interazione, difficoltà di linguaggio, disturbi, difficoltà sensoriali e motorie, minorazioni, altre difficoltà fisiche e mediche
“Il Bisogno Educativo Speciale è qualsiasi difficoltà evolutiva, permanente o transitoria, in ambito educativo e/o apprenditivo, espressa in un funzionamento problematico che crea in qualche modo ostacolo al benessere o al successo formativo
Quali risorse?
Per saperne di più:
http://www.darioianes.it/slide.htm
LIM (Lavagna Interattiva Multimediale)
L’oggetto ha consentito
- di attivare percorsi di riflessione sui “nativi digitali” ed il loro modo di apprendere,
- di confrontarsi tra insegnanti sugli apprendimenti e le modalità per ottenerli
- di condividere una ricerca di significati, non solo competenze tecnologiche
- di motivar diversamente la classe al lavoro comune
- di analizzare i lavori e archiviarli nel tempo, per costruire buone prassi
Domanda: la lavagna multimediale è uno strumento inclusivo?
Esiste un potente rischio di utilizzo didattico che rinforza, peggiorandone i limiti, la lezione frontale. Se l’insegnante ama la lezione frontale la LIM è la lavagna ideale.
Se lavoro con la classe con metodi diversi legati al fare insieme, basati sul confronto, lo scambio, la cooperazione, allora anche la tecnologia può potenziare i risultati e dare valore ai diversi approcci.
Ad esempio se la utilizzo per mettere a confronto modi diversi di prendere appunti (chi scrive tutto, chi fa schemi, chi disegna, chi sceglie parole chiave..). La lavagna permette di avere contemporaneamente una visione di modalità diverse per confrontarne e valutarne l’efficacia, per provare a cambiare modo sperimentandosi..ecc.ecc
Da approfondire.
(un rendiconto parziale a cura della segreteria CoorCoGe, presente solo nel pomeriggio)
Il seminario ha documentato e testimoniato alcune esperienze fra reti di istituti che si sono occupati di integrazione e inclusione scolastica, a partire dal bisogno di lavorare meglio per i bambini/ragazzi con disabilità presenti nelle scuole.
Il lavoro si è sviluppato in ogni rete a partire da momenti di autoanalisi severa e continua (riflessione: a che punto siamo, cosa intendiamo migliorare; ricerca e studio: quali teorie, quali strumenti coerenti abbiamo a disposizione o impariamo ad utilizzare, co-costruzione di significati per comprendere cosa frena –mentalità, cultura, preconcetti, difficoltà metodologiche- o promuove l’inclusione come processo continuo che rispetta le differenze di modi, stili, visioni, capacità e opportunità per rimuovere gli ostacoli alla partecipazione, alla cittadinanza, alla formazione, all’apprendimento da parte di tutti; azione: sperimentazione e realizzazione di percorsi didattici; monitoraggio e verifica: diario di bordo, documentazione del dibattito sul Forum, archivio dei materiali prodotti, confronto nell’istituto e tra istituti…)
Qui si riprendono riflessioni su tre temi, valide per ogni realtà:
- la didattica inclusiva (Capofila: IC Verdellino, IC Suisio)
- il modello ICF (IS Pesenti (capofila), IS Galli, IPSSAR Nembro, IC Alzano Lomb, IC Gorlago)
- la lavagna multimediale (LIM) (capofila: IC Fara)
La didattica inclusiva
È una metodologia didattica che parte dal presupposto che ogni bambino/ragazzo ha delle sue specifiche caratteristiche, ognuno ha una sua speciale normalità che necessita di un’attenzione altrettanto speciale e specifica.
Si basa fondamentalmente sul metodo dell’apprendimento cooperativo (cooperative learning) ed utilizza principalmente il lavoro di gruppo per rendere più agevole e fruttuoso il processo di apprendimento: gli insegnanti promuovono un habitus mentale che costruisce nella classe legami, relazioni, solidarietà, prestazioni finalizzati ad un compito, uno scopo, una meta comune.
Le competenze sociali non vengono auspicate ma esplicitate e valorizzate, messe in gioco. I gruppi non sono spontanei, ma ognuno all’interno dei diversi compiti e in diversi momenti prova ruoli diversi e viene valorizzato. In questa attività si perde la lezione frontale, o si riduce all’essenziale, utilizzando la risorsa alunni/compagni per tenere insieme “le” normalità per fare insieme qualcosa (ed in questo modo apprendere) aiutandosi reciprocamente. Bambini e ragazzi sono tendenzialmente motivati all’aiuto reciproco, tra pari (pensiamo alla peer education)
La valutazione è personale e del gruppo, diventa in gran parte autovalutazione.
Gli insegnanti che l’hanno sperimentata hanno rilevato migliori risultati sociali e di apprendimento ed un legame affettivo/motivazionale nei rapporti fra alunni e fra insegnanti e classe. Per gli alunni più fragili o i disabili –anche gravi- il successo principale riguarda l’essere nei pensieri degli adulti e dei compagni, essere pensati con un’attesa positiva, dove sono coinvolte le capacità di tutti e migliora considerevolmente l’autostima, cala l’ansia da prestazione e si vive in un clima di cooperazione, non di competitività, che sostiene l’apprendimento.
L’impatto sugli insegnanti (in particolare della scuola media?) è destabilizzante rispetto alla sicurezza della lezione frontale:
- non ho tutto in mano, non ho il controllo totale della situazione
- non insegno, ma favorisco processi per l’apprendimento
- devo pensare prima, a tutti, non solo alla “media”
- devo esplicitare i comportamenti degli alunni e pensarli prima
- devo fare i conti con linguaggi inattesi e cogliere le diversità come ricchezza
- devo cambiare spesso dentro una situazione fluida
È un metodo che si impara facendolo. Lo si sceglie in base all’idea pedagogica e valoriale di persona.
Infatti ogni insegnante ed ogni scuola può scegliere fra due sistemi educativi:
1. personalizzare attraverso l’inclusione, tenendo dentro le differenti normalità, valorizzando le capacità di apprendimento e sociali. Il contesto ed il clima sono favorevoli all’apprendimento e alle competenze sociali
2. personalizzare rispetto alle eccellenze, “separando” per differenze (gruppi di livello, lavoro individuale, portar fuori dalla classe, …). L’accento è sull’insegnamento
(Il primo modo è ben rappresentato da questo aneddoto, raccontato da un papà: M…. è un ragazzino insicuro che rischia di avere l’autostima sotto i piedi, anche perché fatica a reggere il peso di tanti studi disciplinari, ora che è arrivato alla scuola media. È iscritto ad una squadra di basket ma non è molto soddisfatto. È in squadra ma non è ancora riuscito a segnare un canestro.
Cosa fa l’allenatore? Lo lascia in panchina?No, riunisce la squadra e dice: “Ragazzi, oggi M……. deve fare canestro. Date tutte le palle a lui”
Il primo canestro è stato una festa per tutti e ne sono seguiti molti altri. Forse Marcello non si ritiene del tutto incapace. Forse anche a scuola ci sarà una squadra a tirarlo dentro
Il secondo modello invece dice: vai in un’altra pista, la tua macchinina mi rallenta)
Il modello ICF (international classification of functioning, disability and health –children and youth: classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute di giovani e bambini)
Uno strumento per tutti, non solo per i disabili
È stato ideato per uscire da una visione di “certificazione” puramente medica e diagnostica delle disabilità, per aiutare a costruire “una narrazione” completa e sistematica di tutte le componenti la persona, fisiche psichiche comportamentali e sociali in relazione con i contesti di vita e con una visione pedagogica/educativa, non solo di diagnosi funzionale.
Gli insegnanti della rete che l’hanno utilizzato
- si sono resi conto che è uno strumento che aiuta a leggere i bisogni e le potenzialità degli studenti con disabilità, ma anche di tanti ragazzi che incrociano l’area del disagio e dello svantaggio non certificato (la normalità è relativa, ognuno ha bisogni educativi speciali)
- possono avere un profilo dei singoli e della classe, anche nei ruoli sociali e di partecipazione. È una conoscenza del contesto e dei contesti che costituiscono la base per la formazione
- leggono la Salute come benessere che connette diversi aspetti del funzionamento di una persona
- rendono espliciti i contesti, le risorse, le Speciali Normalità da mettere in campo, valorizzandole attraverso una progettazione condivisa dell’azione educativa e didattica, mirata ai bisogni.
- -modificano aspetti organizzativi (formazione classi, assegnazione docenti, utilizzo spazi, scelta attrezzature…) e metodologici (educazione fra pari, apprendimento cooperativo, tutoraggio, assegnazione di compiti/problemi, attività laboratoriali,… da utilizzare in modo continuativo)
- sono consapevoli che le situazioni interattive, che tengono conto di aspetti socio-affettivi ed emotivo-relazionali, facilitano l’apprendimento
- notano che il coinvolgimento dei compagni e dei genitori costruisce vicinanza e solidarietà spontanea
L’approccio è nuovo e chiede un cambiamento di mentalità non semplice, ma la rete fra insegnanti e fra scuole sostiene la formazione, lo scambio, la ricerca e la riflessione sulla realizzazione.
Avvertenza: non utilizzare il modello ICF per descrivere una a una le foglie di un albero, perdendo di vista l’insieme, il racconto dell’albero e l’albero nella sua globalità
Dario Ianes, Bisogni educativi Speciali e inclusione –Erickson Trento
Vanessa Macchia – Università di Bolzano
Un bambino o un ragazzo con Bisogni Educativi Speciali è quello che:
“ha una difficoltà di apprendimento che richiede interventi di educazione speciale”.
Nei Bisogni Educativi Speciali…
“…si trovano difficoltà di apprendimento generali e specifiche, difficoltà comportamentali, emozionali e sociali, difficoltà di comunicazione e di interazione, difficoltà di linguaggio, disturbi, difficoltà sensoriali e motorie, minorazioni, altre difficoltà fisiche e mediche
“Il Bisogno Educativo Speciale è qualsiasi difficoltà evolutiva, permanente o transitoria, in ambito educativo e/o apprenditivo, espressa in un funzionamento problematico che crea in qualche modo ostacolo al benessere o al successo formativo
Quali risorse?
Per saperne di più:
http://www.darioianes.it/slide.htm
LIM (Lavagna Interattiva Multimediale)
L’oggetto ha consentito
- di attivare percorsi di riflessione sui “nativi digitali” ed il loro modo di apprendere,
- di confrontarsi tra insegnanti sugli apprendimenti e le modalità per ottenerli
- di condividere una ricerca di significati, non solo competenze tecnologiche
- di motivar diversamente la classe al lavoro comune
- di analizzare i lavori e archiviarli nel tempo, per costruire buone prassi
Domanda: la lavagna multimediale è uno strumento inclusivo?
Esiste un potente rischio di utilizzo didattico che rinforza, peggiorandone i limiti, la lezione frontale. Se l’insegnante ama la lezione frontale la LIM è la lavagna ideale.
Se lavoro con la classe con metodi diversi legati al fare insieme, basati sul confronto, lo scambio, la cooperazione, allora anche la tecnologia può potenziare i risultati e dare valore ai diversi approcci.
Ad esempio se la utilizzo per mettere a confronto modi diversi di prendere appunti (chi scrive tutto, chi fa schemi, chi disegna, chi sceglie parole chiave..). La lavagna permette di avere contemporaneamente una visione di modalità diverse per confrontarne e valutarne l’efficacia, per provare a cambiare modo sperimentandosi..ecc.ecc
Da approfondire.
Iscriviti a:
Post (Atom)